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11 maggio 2014
IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Vangelo: Gv 10,1-10

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TESTO Sono venuto perchè abbiano la vita... in abbondanza

Monaci Benedettini Silvestrini  

IV Domenica di Pasqua (Anno A) (13/04/2008)

Vangelo: Gv 10,1-10 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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1«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.

7Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

In questo passo evangelico abbiamo un'immagine in due tempi. Gesù descrive l'arrivo del pastore all'ovile in antitesi con l'arrivo del ladro; poi ci mostra l'attività del pastore che, entrato nel recinto "dalla porta", ne fa uscire il gregge e lo conduce al pascolo: cosa che un estraneo non potrebbe mai ottenere, perché "le pecore fuggono dagli estranei". Egli invece, il buon pastore, "cammina davanti" alle sue pecore, chiamandole "una per una" dentro la realtà della loro storia personale. Come aveva fatto Dio al tempo del grande esodo con il suo popolo, che lo precedeva nel deserto con una colonna di nube e di fuoco, e così lo guidava verso la terra della libertà e della salvezza. E "le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce". L'ascolto descrive totalmente l'atteggiamento umano di fronte alla Parola. La radice dell'ascolto infatti sta non nel conoscere, ma in quella fiducia e piena docilità del cuore che si apre a Dio. E' l'esperienza di una profonda comunione che spinge a trasformare la nostra vita fino a metterla in sintonia con la volontà di Dio. In antico si parlava del cristiano come del cervo che pascola nei prati spirituali delle Scritture: esse non sono testi datati, composti in tempo lontano, ma sono quella Parola che si adempie in lui. Al contrario, il discorso, rivolto ai farisei, - "ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro" – si tramuta per essi in un giudizio. La venuta del pastore messianico mette in risalto il loro modo di agire egoistico e brutale. Vengono smascherati ed appaiono per quello che sono: ladri e briganti. Passando invece attraverso Cristo, "porta dell'ovile", si entra nella chiesa, gregge per il quale Cristo ha "offerto" la sua esistenza. Lui solo, in quanto buon pastore, ci apre "la porta" della salvezza, della libertà e della vita. Con la morte e la risurrezione ci ha preceduti nella vita, affinché possiamo seguirlo. "Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza".

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