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27 aprile 2014
II DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Vangelo: Gv 20,19-31

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   La sfida dell'amicizia

don Giovanni Berti

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II Domenica di Pasqua (Anno A) (30/03/2008)

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Un carissimo amico che conosco da anni in una sua recente email mi ha scritto così: "Mi fanno un po' rabbia quelle persone che scrivono i loro commenti sul tuo sito, per non parlare di te e di tutta la tua fiducia in Colui che è Venuto e che è Risorto, va a finire che non li leggerò più".

Non si chiama Tommaso come l'apostolo del Vangelo... ma penso che avrebbe potuto davvero scrivere lui le stesse cose.

So che non è molto corretto dal punto di vista scientifico andare troppo oltre a quel che è scritto in un testo antico, ma mi immagino i sentimenti dell'apostolo Tommaso quando ritorna nel Cenacolo e trova i suoi amici discepoli che gli dicono "Abbiamo visto il Signore". Me lo immagino davvero arrabbiato dall'entusiasmo degli altri, un entusiasmo e una gioia che lui non sente. E' arrabbiato con loro che gli "gettano in faccia" una esperienza quasi a farlo sentire in colpa di non esser stato li. Si sente forse "violentato" spiritualmente dalle loro certezze di fede. Me lo immagino arrabbiato anche con Gesù che è apparso ad altri e non a lui come se lui valesse meno e avesse meno diritto di fare una esperienza di pace e consolazione in mezzo a giorni così terribili. E me lo immagino arrabbiato con se stesso, perché non riesce a superare la tristezza e il senso di vuoto che sono cresciuti nei giorni dell'arresto e della condanna a morte del Maestro nel quale aveva riposto tante attese e speranze.

Le parole che dice (" Se non vedo... se non tocco... non crederò) sono dunque una sfida che lui lancia a Dio. Ci vedo anche un grande segno di fede. Non si ferma infatti ai sentimenti di rabbia ma cerca di andare oltre: dà a Dio e anche a se stesso una nuova occasione. Lui vuole credere!

Il Risorto appare una seconda volta ai suoi amici e sembra davvero che lo faccia apposta per Tommaso. Gesù vuole che la sua amicizia non sia paralizzata dai dubbi e dalle fatiche della vita che lo allontanano dalla fede.

Non so se Tommaso si è ricreduto perché ha visto e toccato le piaghe del Maestro crocifisso. Penso che lo abbia colpito questo gesto ulteriore di amicizia vera che anche da morto-risorto il suo Gesù fa per lui. Gesù infatti si fa vedere proprio a lui e si lascia anche toccare se Tommaso vuole.

La fede non si può pretendere da nessuno e non è un fatto automatico solo per il fatto che viviamo in un contesto tradizionalmente cristiano pieno di Chiese e celebrazioni. Non basta che uno mi dica "io credo, io ho conosciuto il Signore, io sono stato salvato da lui... ecc" perché anche io creda come lui. E nemmeno io posso pretendere di convincere con le cose che dico di me.

Le cose che il mio amico mi ha scritto nella sua lettera mi hanno fatto pensare. Ai suoi occhi io sembro avere una fede grande e piena di certezze. Ma è davvero così? Io sono come quegli apostoli che hanno visto il Signore risorto e il mio amico è come Tommaso che non ha visto e non ci crede? Ci penso bene e anche io mi ritrovo ogni tanto nei miei dubbi e nelle mie domande. Anche io ho voglia di toccare e di sperimentare la presenza di Dio personalmente e non mi basta quel che mi dicono gli altri. Anche io sono Tommaso.

Ma il bello è proprio qui. Gesù è stato "provocato" a rifarsi vedere proprio dai dubbi di questo apostolo. I dubbi che abbiamo dentro sono una amichevole sfida a Dio a farsi vedere in modi e tempi diversi. Spero che questo mio amico continui la sua ricerca e sia come Tommaso, pieno di domande ma anche disponibile a rimettersi in gioco sempre. Ma la stessa cosa la auguro a me. Non voglio apparire con troppe certezze (non sono affatto così) ma voglio apparire quello che in realtà sono dentro di me, cioè uno in ricerca che non teme le proprie domande, i dubbi e gli sbagli che posso fare. So che tutto questo spinge Gesù a mostrarsi... proprio per me, come lui sa!

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