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14 luglio 2013
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Vangelo: Lc 10,25-37

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TESTO Il cuore del Vangelo, Cuore della vita

mons. Antonio Riboldi

XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (15/07/2007)

Vangelo: Lc 10,25-37 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Gesù, oggi, come è narrato nel Vangelo di Luca, dà due risposte a chi gli chiede "cosa deve fare nella vita", che è davvero la bellezza che Dio ha posto nella esistenza.

Quella bellezza che tante volte tutti noi ammiriamo nei santi, che hanno fatto della vita un dono di amore a Dio e al prossimo.

Si rimane, ancora oggi, ammirati e senza parole di fronte a quello che sapeva fare la piccola, grande donna che è stata Madre Teresa di Calcutta; così come non si hanno parole, in un mondo che è sommerso sotto un cumulo di parole inutili e vuote, di fronte ad una vita totalmente data a Dio nella contemplazione, come avviene nei monasteri.

Noi forse siamo abituati a farci riempire gli occhi da ciò che brilla nel mondo: come è la falsa luce della ricchezza, dell'onore, del potere o quanto altro voi volete.

Una falsa luce che ha origine dall'uomo e si ferma in lui, causando negli altri invidia, mai ammirazione.

È davvero triste vivere di bugie, di falsità, come sono le cose del mondo, che sanno tanto di egoismo e non diffondono speranza e gioia.

È ben diverso vivere facendoci prendere la mano dall'amore che, ricordiamocelo bene e sempre, è il grande dono che di Sé ci ha fatto il Padre: un dono che è la Sua stessa natura, il suo rapporto con noi, la sua incommensurabile bellezza.

E, davvero, farsi amare da Lui, amarLo come Sommo Bene e distribuire amore è, per chi la interpreta così, il vero divino volto della vita.

È così vero che, quando incontriamo un fratello o una sorella 'buoni', non possiamo trattenere l'ammirazione e la speranza.

Cerchiamo di farci totalmente conquistare dal Vangelo di Luca.

"Un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù: Maestro, che devo fare per avere la vita eterna?".

E credo sia la domanda essenziale che tutti possiamo e dobbiamo porre a Dio e a noi stessi.

"Gesù gli disse: Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?. Costui rispose: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso. E Gesù: Hai risposto bene: fa' questo e vivrai. Ma quegli, volendo giustificarsi disse a Gesù: E chi è il mio prossimo?".

Una domanda impegnativa, ieri e oggi. Sono dunque due le domande che il dottore della Legge pone a Gesù e possono essere le nostre, oggi.

La prima: "Che cosa devo fare per avere la vita eterna?". Una domanda che va diritto all'indirizzo che siamo chiamati a darci nella vita. "Cosa devo fare?". La risposta di Gesù, valida per tutti i tempi e per tutti gli uomini, è di una semplicità sconcertante. La semplicità propria delle verità grandi, destinate ad avere carattere di eternità: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso". In altre parole "Dio al centro della nostra vita, Cuore del mondo".

S. Agostino affermava: "Ama Dio e fa' quello che vuoi". Chi ama il Bene...non può scegliere il male!

Rosmini, fondatore dell'Istituto della Carità, cui appartengo, nel manuale intitolato 'Massime di perfezione', così scriveva: "Tutti i cristiani, cioè i discepoli di Cristo, in qualunque stato e condizione si trovano sono chiamati alla perfezione. La perfezione del Vangelo consiste nell'adempimento dei due comandamenti della carità: di Dio e del prossimo".

Il dottore della Legge è pienamente convinto su questo, ma pone una seconda domanda, di grande attualità: "E chi è il mio prossimo?". Una domanda che, superficialmente, sembrerebbe avere una risposta facile...a parole! Ma chi è davvero il nostro prossimo e come lo si ama? La risposta di Gesù è nella parabola del buon Samaritano che, credo, tutti conosciamo; ma pare accantonata nella realtà di tutti i giorni. Ma sentiamo Gesù: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, abbandonandolo mezzo morto".

Con questo aggettivo 'mezzo morto' Gesù richiama la nostra attenzione, sempre. Quanti 'mezzi morti' ci sono ovunque! Partendo da questo episodio di violenza, Gesù, con una chiarezza incredibile, racconta come 'farsi vicini' al prossimo.

"Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre, dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, lo vide, ed ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino, poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore dicendo: Abbi pietà di lui e ciò che spenderai in più te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?. Quegli rispose: Chi ha avuto compassione di lui. E Gesù gli rispose: Va' e anche tu fa' lo stesso" (Lc 10,25-37).

Così Gesù descrive come amare il prossimo: fermarci, avere compassione, farci vicino, avere cura. È su questo farsi vicino al fratello che Gesù fonderà il giudizio, nel grande Giorno definitivo, quando tutti saremo 'giudicati sull'amore'.

"Quello che fate ad uno di questi piccoli, lo fate a Me". In altre parole Gesù si mette nei panni di tutti e quello che facciamo o non facciamo ad un fratello, lo facciamo o non lo facciamo a Lui.

Sempre Rosmini, descrivendo la natura della carità verso il prossimo, la concepiva in tre forme: la carità corporale, intellettuale e spirituale.

Gesù condanna senza pietà due atteggiamenti negativi: quello violento dei briganti e quello indifferente del sacerdote e del levita. Ma ha meravigliose parole per il Samaritano, chiamando tutti noi ad essere tali.

E di occasioni ce ne sono tante! Basta avere l'occhio attento e di uomini, donne, 'colpiti da briganti', abbandonati sul ciglio della vita, se ne incontrano ogni giorno. Chi non conosce e incontra i 'poveri'? Vicini e lontani. Pensiamo all'Africa dove si assommano tutte le povertà, causate dalla nostra indifferenza o peggio dal brigantaggio delle multinazionali, pronte a rubare le grandi ricchezze di questo continente, lasciando le briciole, se non la violenza, ai suoi abitanti. Ma non solo l'Africa è il continente dei 'poveri'. La povertà è ovunque, assedia, con le baraccopoli le grandi metropoli... o le periferie dei nostri stessi paesi!

Se poi vogliamo entrare nel mondo dei 'semivivi', resi tali dalla violenza verso l'uomo, colpito nella persona, o nella cultura, o nella fede, davvero il numero è grande. Quante persone si sentono 'come morte' per calunnie, per solitudine o per mille altri motivi che distruggono dentro. È immenso il mare del dolore degli uomini!

"La carità ricevuta e donata - affermava il caro Giovanni Paolo II - è per ogni persona l'esperienza originaria nella quale nasce la speranza. L'uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l'amore, se non si incontra con l'amore, se non lo esperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa attivamente" (E. in E. 84).

Davvero tutti siamo chiamati a essere 'samaritani', per sfuggire il grave pericolo di essere o briganti o indifferenti. A volte basta un semplice guardare nel profondo degli occhi per fare risorgere una persona. A volte occorre la generosità di privare i di qualcosa per riempire i vuoti della povertà. A volte, nella carità spirituale, basta un pensiero buono, che sembra l'eco di Dio che si fa Voce, per portare luce in chi non crede. Quante vie ha la carità!

E Dio, sempre, nella storia di noi uomini, suscita i 'giganti della carità': questi samaritani senza tempo che sono gli uomini e le donne, santi e sante, di cui è davvero piena la storia della Chiesa. Ne abbiamo avuto una eccelsa testimonianza in Madre Teresa di Calcutta. I samaritani e le tante svariate opere di bontà sparse nel mondo sono il miracolo della carità. Sono tanti, davvero tanti, i samaritani di Dio che si fanno vicino alle povertà di ogni tipo.

Innumerevoli parrocchie o Diocesi sposano la causa dei 'semivivi' abbandonati e inviano missionari o si fanno vicino alle opere da loro compiute, divenendo così una speranza per tanti.

Chiamo dono di Dio l'avermi voluto pastore in terre che hanno conosciuto grandi necessità, come i terremotati del Belice, e non solo, è stato dono l'aver potuto condividere tutto, divenendo 'voce di giustizia' per loro.

Così come ringrazio Dio che mi ha scelto come pastore di questa terra, dove sono davvero tanti i 'semivivi' abbandonati.

E, come non bastasse, poiché Internet giunge in tante nazioni, sono reso partecipe quotidianamente di situazioni lontane, che chiedono di farsi 'prossimo'.

Ma, quello che mi lascia davvero senza parole, è constatare sempre come Dio stesso opera e molte persone, che sono 'la Sua mano nascosta', si fanno vicine e danno, divenendo così 'samaritani', in tanti luoghi dove mancava acqua e si dovevano costruire pozzi, o addirittura laboratori e quanto altro. Davvero la carità non è morta e diviene, in mille modi, la grande luce sul futuro del mondo.

Prego per voi tutti, nel piccolo o nel grande, di 'diventare samaritani' o di dare una mano a quelli che Dio sceglie come samaritani, dove davvero si soffre.

È la via sicura della nostra salvezza e del futuro dei poveri.

Non abbiate paura di mettervi in strada...vedrete con i vostri occhi i tanti 'semivivi'. Ma ora anche sapete che, non solo con le vostre cure li potete riportare alla vita, ma così facendo vi costruite un posto in Cielo.

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