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MERCOLEDÌ DELLA XV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO I)

Vangelo: Mt 11,25-27

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Commento su Matteo 11,25-27
mons. Vincenzo Paglia  

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Mercoledì della XV settimana del Tempo Ordinario (Anno I) (18/07/2007)
Vangelo: Mt 11,25-27   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mt 11,25-27)

Questo Vangelo ci richiama alla condizione di discepolanza che ogni credente deve vivere. E' chiaramente espressa nella preghiera di Gesù al Padre: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (v. 25). Con queste parole Gesù benedice e ringrazia il Padre perché ha fatto conoscere il Vangelo del Regno ai "piccoli". Che questa sia la volontà di Dio, Gesù se ne rende conto guardando quel gruppetto di uomini e di donne che lo seguono. Tra di loro non ci sono molti potenti e intelligenti; sono per lo più pescatori, impiegati di basso livello o comunque persone di ceto non elevato. Se qualche personaggio di rilievo si è avvicinato a Gesù (pensiamo al saggio Nicodemo), si è sentito dire che doveva "rinascere di nuovo", tornare ad essere "piccolo", altrimenti non sarebbe potuto entrare nel Regno dei Cieli. Solo ai "piccoli", infatti, appartiene il Regno.

"Piccolo" è chi riconosce il proprio limite e la propria fragilità, chi sente il bisogno di Dio, lo cerca e si affida a lui. Il testo evangelico, pertanto, quando parla con tono dispregiativo dei "colti e intelligenti"; né si riferisce a coloro che con fatica ricercano la verità e il miglioramento della vita personale e collettiva. Tutt'altro. Intende piuttosto quell'atteggiamento che trova il suo prototipo negli scribi e nei farisei. Costoro si sentono a posto davanti a Dio, ricchi delle proprie buone opere; si ritengono a tal punto colti delle cose di Dio da non avere il minimo di inquietudine; sono così sazi di se stessi che non sentono il bisogno di stendere la mano per chiedere l'aiuto a Dio. Questa autosufficienza, inoltre, non è affatto neutra, si accompagna al disprezzo per gli altri, come Gesù stesso ci mostra nella parabola del fariseo e del pubblicano: il primo prega in piedi davanti l'altare mentre il secondo prostrato, in fondo, si batte il petto, pentito. Eppure, aggiunge Gesù, è proprio quest'ultimo ad essere giustificato.

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