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XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Vangelo: Lc 9,51-62

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Una strada da abitare, un cammino da compiere
don Maurizio Prandi

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XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (01/07/2007)
Vangelo: Lc 9,51-62   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Lc 9,51-62)

C'è un luogo che caratterizza ed ambienta il vangelo di oggi... a dire la verità non solo il vangelo di oggi, ma anche tutta la vita di Gesù è segnata da questo luogo: la strada. Mentre andavano per la strada scrive Luca. C'è una strada da abitare per il cristiano, e se c'è una strada da abitare c'è anche un cammino da compiere. Scrive don Angelo Casati: Questa è la figura più appropriata della fede, perché la fede è un cammino, la fede è stare sulla strada, dietro a Gesù. Mi colpisce molto il fatto che l'evangelista Luca, che ascoltiamo quest'anno ogni domenica, abbia addirittura strutturato il suo vangelo dandogli la forma di un viaggio. E' il viaggio della vita di Gesù che parte da Betlemme e si compie a Gerusalemme. Un viaggio difficile, ma bello... bello perché è un cammino vissuto sempre in compagnia, mai da solo ma sempre dentro a degli incontri, infatti ha sempre intorno a sé grandi compagni di viaggio. Ecco allora un primo dato importante sul camminare: il viaggio della vita non lo si compie mai in solitudine, ma sempre accompagnati dalla presenza amicale di chi desidera condividere con noi la medesima esperienza ed avventura. Il viaggio della vita è per conoscere se stessi ed il progetto che è scritto entro ad ognuno di noi; per fare questo è necessario imparare a fare passi decisi, proprio come Gesù che, come ci ricorda il vangelo, si dirige decisamente verso Gerusalemme. Il testo greco sottolinea la risolutezza di Gesù (Egli rese dura la sua faccia per andare a Gerusalemme). E' un modo forte per dire che la decisione che è stata presa nel cuore è quella di perseguire fino in fondo nel cammino intrapreso... indica la concentrazione di chi si prepara a resistere alle difficoltà, alle opposizioni e alle violenze che la propria missione può riservargli.

Un primo passo deciso che ci è chiesto dal vangelo è quello di abitare fino in fondo la strada, a costo di trovarci anche cose sgradevoli, perché i discepoli ci dicono che sulla strada ci sono a volte le nostre intolleranze, le nostre intransigenze, si minaccia fuoco e fiamme e ci si sente autorizzati ad invocare dall'alto un fuoco che consumi coloro che non accolgono Cristo. Quanta intransigenza tra noi cristiani, quanta intolleranza, quanti aut-aut... d'altronde anche loro, anche i discepoli tanto abituati alla strada non erano; chi pescava, chi era fermo al banco delle imposte, chi era fermo sotto il fico, chi tramava contro i romani. E' necessario convertirsi alla strada perché possiamo comprenderla come una realtà complessa e contraddittoria accettandola per quello che è e non semplificandola secondo i nostri schemi, secondo i nostri o dentro o fuori. Possiamo incontrare il rifiuto lungo la strada, ma non è con la violenza che si cambiano le cose: basta leggere il vangelo per capire che Gesù non ha nulla da spartire con coloro che invocano il fuoco, un fuoco che consumi, lui che è venuto perché nessuno, proprio nessuno vada perduto. E' ben altro il fuoco che lui vuole che si accenda.

Un secondo passo deciso, che è quello di Gesù sulla strada, con i discepoli ma non solo, ci dice proprio questo: la relazione è il libro nel quale andare a scoprire chi siamo, è lo spazio dove scopriamo la nostra verità: lì scopriamo ciò che ci piace, scopriamo le nostre emozioni, scopriamo le nostre intuizioni, scopriamo la nostra diversità, la nostra originalità, i nostri desideri. Torniamo, come chiesa, ad abitare la strada... torniamo ad essere quelli della via e non quelli della dottrina... torniamo ad essere quelli che aiutano uomini e donne a mettersi in cammino dietro a Gesù e non quelli che tengono fratelli e sorelle dietro i banchi per "ammaestrarli". Facciamolo, indurendo il volto e seguendo i passi di Gesù.

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